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L'odore della libertà... il profumo dell'inchiostro dalla Sardegna
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I temi dei Ragazzi del Liceo di Sorgono
30 marzo 2007

Temi dei ragazzi del Liceo di Sorgono. Pubblicati a seguito di un incontro con l’associazione ex-sequestrati. Tratti dal sito www.assosequestrati.it. Commenti di Michelangelo Mundula.

 

I sequestri persona rappresentano una piaga sociale di proporzioni rilevanti. Sebbene da circa due anni non si verifichi più un vero e proprio sequestro, l'allarme non è comunque cessato, anche a causa del manifestarsi del fenomeno sotto una nuova forma, quella dei cosiddetti sequestri lampo. Questo nuovo aspetto appare, a mio parere, ancora più pericoloso in quanto si allarga la cerchia delle possibili vittime. Viene infatti la tendenza a prendere di mira categorie di persone di una condizione economica modesta, come i direttori di banca e degli uffici postali. Si è finora detto tanto sul fenomeno sequestri, ma si è agito poco e in maniera forse iniqua, come per esempio attraverso la legge del blocco di beni. Il problema dei sequestri viene portato alla ribalta da stampa e TV solo nel momento in cui una persona finisce nelle mani dei sequestratori. Eppure il problema persiste e persisterà sempre, in quanto, riguardo alle cause del fenomeno, si tratta, almeno per il caso della Sardegna, di una questione di mentalità. Nonostante psicologi, criminologi è " tuttologi " si scatenino con i loro interventi, anche per noi sardi è difficile comprendere il modo di ragionare di alcuni nostri conterranei. Il fenomeno sequestri nasce da fattori socio-culturali, oltrecché economici. Se è vero che il sequestro rappresenta una facile fonte di guadagno, è anche vero che molti sequestratori sono di condizioni economiche agiate. Si tratta allora di un tipo di cultura radicata in alcuni strati della popolazione. Mi piacerebbe capire come certe persone possano pensare che sia legale e forse anche giusto arricchirsi privando l'uomo della sua libertà e disprezzandone i diritti più elementari. Le conseguenze che il sequestro comporta per la nostra terra sono negative sotto diversi aspetti, uno dei quali quello economico. Esso scoraggia, infatti, tanti imprenditori nazionali, che causa del ricorrente pericolo si vedono costretti a orientare le proprie attività, investendovi i capitali, verso altre zone della penisola. Le conseguenze si riflettono anche sull'identità che a noi sardi di viene attribuita, quella di " popolo di sequestratori ", ladri di persone " eccetera. Ritengo che il fenomeno sequestri sia stato troppo spesso affrontato alla leggera e con leggi sbagliate, come quella relativa al blocco dei beni. Si dovrebbe anzitutto insistere in una forte campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica al fine di promuovere la solidarietà e una presa di coscienza per condannare tali atti criminosi. Da questo punto di vista si potrebbe fare molto, iniziando da una collaborazione tra stato, scuola ed enti locali che porti a prendere iniziative, soprattutto nei centri del "malessere". Tali iniziative consistono nella creazione di centri culturali, che siano luoghi di promozione umana e sociale, biblioteche, centri sportivi, viaggi organizzati. Ad esempio in provincia di Nuoro servirebbero strutture atte a finalizzare lo sviluppo della zootecnia per creare nuovi posti di lavoro; occorre spezzare l'isolamento delle zone interne attraverso la costruzione di strade che facilitino le comunicazioni. Bisognerebbe inoltre procedere in campo legislativo attraverso istituzioni leggi più severe, che possono scoraggiare sequestratori, forse sarebbe opportuno calcolare la pena in base giorni della prigionia. Probabilmente non si è pienamente consapevoli della gravità di un tale gesto. Esso offende profondamente la dignità dell'individuo, lo ferisce nella propria integrità morale, resta come una macchia indelebile che si porterà dentro per sempre. Si deve capire che sequestratori sono persone senza scrupoli, a che per i propri interessi sono disposti rapire addirittura dei bambini, talvolta disabili, e per questo devono essere adeguatamente puniti.

Giuseppe Maxia

Giuseppe, pensi davvero quello che hai scritto ? Allora dovresti fare il politico ! Non offenderti. Voglio dire che se la maggior parte dei politici e che ci governano fossero così illuminanti come sembri Tu, saremo nel paese di Bengodi. Purtroppo la realtà è ben diversa. Per quanto riguarda il nostro problema abbiamo incontrato tantissimi politici e "rappresentanti delle istituzioni", ma la maggior parte, pur occupandosi dell'argomento, non avevano la minima idea di cosa stavano trattando. Ti assicuro che è stata un' esperienza penosa; ti cascano le braccia. Speriamo almeno che leggano il tuo tema...

Il banditismo è un aspetto importante della storia sarda ma anche un drammatico problema, ancora oggi di attualità, che pone spesso l'isola al centro dell'attenzione della stampa e dell'opinione pubblica. Quello del banditismo non è un fenomeno nuovo, infatti già nel medioevo le autorità dovettero affrontare questo problema e tentare anche con la repressione militare di stroncare l'attività criminale e punire i delitti. Ma furono iniziative che non risolsero la situazione, poiché alle radici di questo problema diffuso nelle campagne vi erano motivi di ordine economico, sociale e culturale che non potevano essere eliminati con gli arresti e con le condanne. Le ricorrenti forme di repressione non sono riuscite a sradicare questo fenomeno che ha continuato a persistere , dando luogo ad un diffuso stato di insicurezza e di sofferenza civile che condiziona ancora oggi, sopratutto in alcune zone dell'isola, l'intera vita comunitaria. Causa del banditismo non viene più soltanto ritenuta la miseria o l'ingiustizia sociale ma anche e forse soprattutto l'arretratezza culturale delle zone interne dell'isola nelle quali le antiche strutture stavano entrando inevitabilmente in conflitto con le trasformazioni della civiltà moderna e con la nuova concezione dell'economia che essa propone. Antonio Pigliaru, che fu docente di Dottrina dello stato all'università di Sassari, è stato uno dei più originali e autorevoli protagonisti del dibattito culturale del secondo dopo-guerra. Ne "La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico" analizza quel complesso di norme della comunità barbaricina che, non scritte in alcun codice, sono sancite da comportamenti e tradizioni rimasti immutati nel tempo. Per questa comunità le leggi dello stato erano regole non comprese e pertanto non rispettate. Attraverso un'indagine svolta fra pastori e contadini Pigliaru ricava l'esistenza di tutta una serie di norme di comportamento millenarie come l'omertà, la Balentia, a cui tutti dovevano attenersi perchè regolavano la convivenza sociale. Quando venivano violate la comunità riteneva di avere il diritto di riparare all' offesa subita con la vendetta. Le consuetudini relative al meccanismo della vendetta tramandate oralmente vengono trasformate da Pigliaru in un codice di 23 articoli. Nell'ultimo decennio dell'800 alcuni episodi di criminalità attirano l'attenzione dell'opinione pubblica sulla drammatica situazione sarda. Analizzando nelle radici economiche sociali e culturali Alfredo Niceforo sosteneva che la diffusa criminalità è da attribuire ad alcune caratteristiche psichiche e somatiche di sardi e quindi ai loro caratteri razziali. Soprattutto gli abitanti delle zone interne apparivano caratterizzate da una naturale predisposizione al crimine ed erano ddefiniti come "razza delinquente". Dall'analisi degli studiosi e le indagini di inchiesta relative ai fenomeni di criminalità viene rilevata la persistenza di tradizionali forme di reato come l'abigeato e il furto di bestiame, la rapina ed il sequestro di persona. Viene anche rilevata la maggior frequenza di queste forme criminose nelle zone interne ad economia agro pastorale. Si tratta di zone in cui persistono condizioni di vita e di lavoro ancora arretrate ed una cultura ancora legata a modelli arcaici. Alla base del pensiero della popolazione interna stava il concetto che l'offesa deve essere vendicata e che non è uomo d'onore di chi si sottrae al dovere della vendetta. Oggi, fra le forme di criminalità che vanno diffondendosi, vi è il sequestro di persona, che trova scarse spiegazioni nella tradizionale povertà del mondo rurale. Realizzato da esecutori legati al mondo pastorale, appare programmato e organizzato da criminali cittadini, spesso benestanti, e appare motivato dal desiderio di realizzare un rapido e più ingente arricchimento. Bisognerebbe riflettere sul fatto che tutto ciò può essere combattuto rimuovendo le cause passate e presenti che lo determinano. Una delle tesi più comuni tra gli studiosi dice che le zone pastorali dell'isola, che pure sono state investite dalla civiltà contemporanea, non hanno ancora trasformato nel profondo né le proprie strutture né gli aspetti negativi e antisociali della propria secolare mentalità, conservando quelle forme di arretratezza e squilibri sociali e culturali che sono stati e sono tuttora la vera causa del banditismo dell'isola.

Federica Pusceddu

Questa di Federica è un ottima analisi,. Probabilmente l'arcaico codice barbaricino è così istintivo e naturale da rimanere insito ancora oggi, forse a livello inconscio, nel codice comportamentale di alcuni gruppi familiari delle popolazioni dell'interno, manifestandosi soprattutto, ma non solo, nei soggetti più deboli dal punto di vista culturale. Se il codice barbaricino anticamente poteva avere un significato di auto-protezione dalle aggressioni esterne, oggi, nell'era della comunicazione sociale, è un evidente controsenso e quella aggressività che poteva servire a preservare le popolazioni dalle invasioni straniere,non avendo più uno sfogo, ora attacca come un cancro lo stesso corpo di cui fa parte

Il sequestro di persona è una problematica che interessa ed ha interessato la mia isola, la Sardegna, rendendola in tal modo famosa non solo per le sue spiagge ed il mare. Così fin dagli anni 70, quando i sequestri nell'isola erano all'ordine del giorno, si è andati incontro ad una generalizzazione, in quanto tutto il popolo sardo viene ritenuto responsabile di ciò che è accaduto è si spera non si ripeta mai più. La popolazione, in passato, aveva le sue responsabilità, creando una aria di indifferenza intorno al problema in alcuni casi più estremi, e c'era chi appoggiava questa pratica ritenuta capace di bilanciare il livello della ricchezza. Il male è tuttora radicato all'interno dell'isola, che aveva ed ha da affrontare problemi come la disoccupazione, l'isolamento e talvolta l'emarginazione; una società paesana dove ogni individuo vive la sua vita cercando non sconfinare in quella degli altri. Come conseguenza principale di questa mentalità abbiamo l'omertà. L'omertà che impedisce che giustizia sia fatta, che rende più facile nell'ambito dei sequestri e il mantenimento, lo spostamento... ecc. Dell'ostaggio. Se è vero che ladro non è solo chi ruba ma anche chi tiene il sacco, vedremo che nel fondo ci sono tanti altri complici di questi misfatti e non solo le cinque o sei persone che puntualmente vengono condannate dopo ogni processo. Ma il problema omertà rivela una totale sfiducia nel sistema giudiziario, in quanto molti preferiscono tacere piuttosto che porre, temendo la vendetta. Fortunatamente in questi ultimi anni il numero di rapimenti è diminuito soprattutto perché la popolazione sembra essersi svegliata da un sono molto lungo. Ora si ha il coraggio di scendere in piazza, per protestare contro questo offesa alla libertà umana, per realizzare fiaccolate in modo da sentirsi più vicini a chi è prigioniero. Io stessa ho partecipato ad una di queste manifestazioni, quella per liberare Silvia Melis. Fu un'esperienza strana in quanto il giorno seguente Silvia fu liberata. Dentro di noi credevamo che qualcuno avesse esaudito le nostre preghiere , ma forse non fu così!

Manuela Macis

Brava Manuela, hai messo l'accento su alcuni punti importanti: L' indifferenza della gente, legata all'inefficienza del nostro sistema giudiziario. E poi: chi può effettivamente dire che i colpevoli condannati siano solo quelli e non ve ne siano altri ben più importanti? Quanti possono essere vittime di errori giudiziari ? Non vi sorpenda quest' ultima domanda; una giustizia "ingiusta" fornisce un' alibi ai delinquenti. Riguardo al fatto che i sequestri di persona siano diminuiti: il mio pensiero è che siano meno numerosi più per una diminuita convenienza degli stessi che per l'azione delle manifestazioni di solidarietà, che non sono ancora incisive. Ne dovrà scorrere di acqua sotto i ponti, prima che cambi la nostra in mentalità…

Era stata una bella serata trascorsa in discoteca a ballare, ma ormai si era fatto tardi, e mi sono fatta accompagnare a casa alcuni amici. Mentre aprivo il cancello del giardino, ho avvertito una sensazione di paura, forse perché quella notte i miei non erano in casa e dovevo restare sola. Mi giro intorno e mi faccio coraggio. All'improvviso però mi sento afferrare al collo da mani estranee, cerco di divincolarmi, grido aiuto con quanto fiato ho in gola, ma nessuno può sentirmi, la mia casa è isolata. Subito mi afferrano mille mani, e di fronte a me vedo degli uomini incappucciati con i fucili in mano che mi intimano di non muovermi , che non mi avrebbero fatto nulla di male se mio padre avesse esaudito le loro richieste. Mi mettono un cappuccio in testa, mi tappano la bocca con del nastro adesivo e di peso mi buttano dentro il cofano di una macchina che parte a tutta velocità. Subito mille pensieri si accavallano confusamente, piango disperatamente invocando mia madre. Finalmente dopo un lungo viaggio la macchina si ferma, ma ora incomincia veramente il mio Calvario; sento di essere arrivata a destinazione. Il terreno sotto i piedi è accidentato, il canto della civetta e lo stridere dei grilli mi fanno capire di essere in aperta campagna. Cammino a lungo, le gambe non reggono più per la stanchezza, i rovi mi penetrano nella carne. In lacrime chiedo di riposare un pò, uno degli uomini che mi accompagna per tutta risposta mi dà uno schiaffo mentre un altro cerca di consolarmi e di reggermi per un braccio. Finalmente arriviamo al nascondiglio stabilito, mi tolgono il cappuccio ma in compenso mi legano una grossa catena alla caviglia e una grotta scavata nella roccia diventerà d'ora in poi la mia casa. Ripercorro con il pensiero i miei anni, mentre i topolini di campagna mi annusano i piedi incuriositi; le raccomandazioni di mio padre che mi diceva di non rientrare tardi la notte e di stare sempre attenta a possibili estranei che si avvicinano a me, mi apparivano ora in tutta la loro cruda realtà. Non riesco più a dormire, per non perdere la cognizione del tempo cerco di contare ogni giorno i sassolini che trovo per terra. Ogni due giorni uno dei carcerieri mi porta del cibo e dell'acqua e mi informa che mio padre non vuole pagare il riscatto se non ha la certezza che io sono ancora viva. Una mattina sento delle discussioni animate fra i miei carcerieri, alla fine uno di loro, quello che mi sembrava fosse il più crudele, mi trascina fuori dalla grotta e con un lungo coltello in mano, tenendomi forte la testa fra le sue gambe, mi afferra un orecchio, io grido disperata e mi sveglio... era fortunatamente solo un brutto sogno.

Antonella Vacca

Impressionante! Ha fatto effetto anche a me che pure queste cose le dovrei avere digerite! È perfettamente verosimile il rapporto fra il bandito cattivo che ti schiaffeggia e quello buono che ti consola. E anche veritiero che si possa ripercorrere la propria vita, ma non è una cosa automatica come si dice sia in punto di morte, non avviene immediatamente, ma ci si arriva grazie alla solitudine, spesso pensando alle cose liete vissute. Purtroppo la realtà è molto più cruda e meno romantica del tuo racconto. Hai letto qui le storie dei sequestrati ?

Sequestro di persona: una frase semplice, composta da tre sole parole che nascondono una realtà fin troppo complessa. I sardi sono abituati a sentirle dire, a vederne la propria isola troppo spesso teatro, a essere standardizzati per questo come delinquenti, tutti, indifferentemente, senza esclusione alcuna. Ma che cosa significano in realtà queste tre parole? Nell' insieme formano una crudele verità: la negazione della libertà individuale da parte di persone ai danni di un singolo, più debole, più indifeso, più ricco. Kassam, Melis, Vinci; questi sono solo alcuni dei più celebri nomi che hanno portato alla ribalta della cronaca nazionale un problema antico ma ancora irrisolto, già, perché è da tempo immemore che il sequestro viene usato come arma per estorcere denaro, da persone senza scrupoli. Ma la Sardegna non è l'unica regione in cui si compiono i sequestri. Questa e una pratica diffusa infatti tutta Italia. Infatti è la Lombardia a detenere il triste primato del maggior numero di rapimenti. Ma allora perché è la nostra terra avere per la fama di terra di banditi e sequestratori? Probabilmente è per la più diffuso omertà, che lega in maniera quasi inscindibile il sequestratore alla popolazione locale. Senza questo silenzio infatti, sarebbe molto difficile riuscire a compiere un sequestro. Chissà quanti sono i casi di persona rapita che sono state viste da persone che giravano nei boschi, o nelle stesse città, a cui si sarebbero potute evitare inutili sofferenze o addirittura salvare la vita, con una semplice denuncia in caserma. Ma si fa presto a condannare, a giudicare se si guarda la situazione dall'esterno. E' facile puntare il dito se non si conoscono le conseguenze. Una denuncia a dei sequestratori potrebbe valere, per chi la fa, una vita di costante pericolo per sé e per i propri parenti. Allora, chi sarebbe disposto a rischiare tutto per aiutare un perfetto sconosciuto ? I Forse, anziché limitarsi ad affermare che questa è la situazione perché questa è la mentalità della gente, si potrebbe cercare di dare un minimo di sicurezza alle persone, garantendo che a comandare siano in realtà le persone oneste e non lasciandole in balia dei criminali. C'è poi da considerare un altro fattore: la vecchia concezione "se l'hanno rapito vuol dire che soldi ne aveva" sembrava, in questi ultimi anni, essere venuta meno, che la gente si fosse messa sempre più apertamente contro sequestratori, ma poi i fatti di cronaca dopo la liberazione, che la popolazione riteneva anche un po' merito suo, hanno rivelato la collaborazione delle famiglie con i criminali, con il conseguente risentimento della popolazione che così chiaramente si era messa contro i delinquenti. Certo nessuno può dar torto e familiari dei rapiti, per aver cercato di assicurarsi il loro ritorno a casa. Forse però se così dovevamo andare le cose non era poi così necessario porre le persone del luogo in prima linea nella lotta sequestratori, non c'è quindi da stupirsi se la gente, considerando ciò che ha fatto. Come tempo perso. Finisca presto riprendere le antiche posizione è riconsiderare le vecchie concezioni.

Stefania Marras

Cara Stefania, il tuo tema mi ha incuriosito. Hai alternato dei punti di estrema lucidità ad altri che mi sono meno chiari. Condivido con te il fatto che noi sardi siamo considerati colpevoli di tutti in blocco di atti causati da pochi e sono perfettamente d' accordo con te quando dici di che realtà l' omertà è dettata dalla paura, ( noi pensiamo che l' omertà in realtà non esista) , perché siamo perfettamente consci che nessuno da noi è in grado di proteggere un testimone. Ho capito meno le tue ultime frasi: cosa vuol dire che i familiari hanno collaborato con i delinquenti? Guarda che non ci siamo fatti rapire per divertimento. La mobilitazione delle popolazioni dovrebbe servire ad evitare che il reato venga commesso. Una volta che il reato è commesso per i familiari tutto è lecito per la vita del proprio congiunto. Il sistema giudiziario dovrebbe prevenire i rapimenti. A nostro giudizio serve a ben poco agire "dopo". Ecco perché critichiamo la legge sul blocco dei beni, così come adesso è interpretata. Non contempla una seria azione di prevenzione.

Tutti quanti affermano che i sequestri di persona siano un problema, una piaga di zone come quella sarda. Penso che naturalmente questa problematica non riguardi solamente la Sardegna, tutt'altro. Purtroppo quando accade qualcosa di male, si pensa che sia colpa delle regioni più "povere"... Non è così! La Sardegna non ha bisogno di farsi notare con questi fatti; però viviamo in una società ( quella sarda) in cui si pensa ancora che la " Balentia " possa sovrastare tutto, che sia un "valore" da elogiare. Tutto ciò è frutto di un'ingiustizia da parte dello stato, che sfrutta i cittadini e li spinge, seppure involontariamente, a compiere questi gesti, come forma di ribellione o comunque con una sorta di " gara " per stabilire chi sia il più forte. Non penso che sia giusto sequestrare l'uomo, e fargli subire soprusi ingiustamente. I sequestratori devono essere comunque trattati come esseri umani, anche nello scontare la pena in carcere. Capisco che tutto ciò possa apparire ingiusto però, a pensarci, anche i "criminali" fanno comunque parte della nostra società, hanno una famiglia e qualcuno li ama.

Olmo ( firma non chiara)

Concordo con Te sul concetto di "Balentia". per il resto mi hai ricordato di quando parlavo con un mio "carceriere"; anche lui diceva che il sequestro di persona esisteva a causa dello " stato " o del " sistema ". Sono d' accordo che il sistema possa avere delle lacune, anche molto grosse, ma non capisco perché per contrastare questo sistema io debbo sequestrare un mio fratello e seviziarlo. Scusa, ma mi sembra superfluo dire che personalmente ritengo questi discorsi degli alibi, ormai neanche tanto furbetti,per giustificare le proprie malefatte.Che cosa significa che questo stato di cose porta "involontariamente" alcune persone a sequestrare? Sono forse degli Andicappati? Esitono le cliniche. Per quanto riguarda quelli che tu chiami "criminali", sono del parere che facessero parte della società sino a quando hanno commesso i loro reati, una volta che loro hanno volontariamente infranto le regole, si sono autoesclusi dalla società perché hanno applicato a le "loro" regole. Troppo comodo applicare le "proprie" regole per delinquere, salvo poi servirsi del "garantismo" di quello "stato" che si dice di contestare! Parliamoci chiaro: I delinquenti, soprattutto i sequestratori, dotati di una grossa dose di cinismo, sono maestri nel fare leva sui sentimenti di pietà dei poveri fessi che ci credono. Sicuramente molti di essi hanno a casa qualcuno che li ama, ma se anche loro amassero la loro famiglia ( a meno che anche la famiglia condivida la loro… attività ) cercherebbero di non cacciarsi nei guai ( sarò ingenuo ma lo penso…); dopotutto, non glielo ha prescritto il dottore di delinquere…ho capito che ti riferisci alle condizioni di trattamento in carcere, e concordo nel dire che per essere credibile,la giustizia deve essere "giusta" con tutti, anche in carcere. Un ultima cosa: quando Io scrivo le mie idee, mi firmo Michelangelo Mundula.

Ci sono dolori che le parole non possono raccontare. Certe emozioni e certi sentimenti possono essere percepiti e compresi dagli altri solo attraverso un'esperienza diretta. Nella storia della criminalità italiana, i sequestri persona a scopo di estorsione hanno rappresentato una delle pagine più dolorose della storia della Sardegna. Dalle paure, dall'incubo di una ritorsione nasce molte volte il silenzio, che diventa quasi una necessità, un obbligo di sopravvivenza. La nostra isola è conosciuta per l'omertà è paga questa sua scelta con la fama di un paese violento, incapace di garantire sicurezza e quieto vivere e propri abitanti. Per questo continua ad essere umiliata, ferita ed offesa. E questo ancora avverrà finché non verranno abbattute le solide mura del silenzio. Ora gli Ex-Sequestrati parlano, escono finalmente da quella prigione di silenzio nella quale si erano autoreclusi. Riportano alla memoria la loro drammatica esperienza e ci offrono uno spiraglio per capire meglio la mostruosità della violenza della quale sono state vittime. In questa testimonianza non c'è tutta la verità, ma sicuramente c'è una gran parte di verità finora taciuta. Coloro che con grande dignità hanno fatto i conti col loro difficile passato meritano da tutti noi un grande rispetto. La voce degli ex sequestrati può mettere ora in comunicazione due mondi che continuano a restare troppo lontani: da una parte c'è l'interpretazione pubblica del sequestro; dall'altra la difficile condizione di chi cerca di sopravvivere ad un'esperienza in grado di segnare per sempre una vita umana. Mercoledì 11 maggio 2000 è stata tenuta una conferenza sui sequestri nei locali del liceo scientifico di Sorgono. Forse questa è stata l'occasione migliore per dialogare su un sentire comune. Per le vittime il tempo trascorso dal sequestro ha portato a rielaborare le tremende esperienze: qualcosa è rimasto impresso come un marchio a fuoco, qualche ricordo si nasconde ma può riapparire improvvisamente con un "flash", o grazie ad una domanda ben posta. Ma si scopre alla fine che nessuno ha dimenticato nulla. L'importante è che noi giovani ci impegnamo a cambiare mentalità, anche se non vedremo subito i frutti del nostro impegno. Il sequestro di persona non è altro che una forma di violenza nata in un ambiente agro-pastorale, alimentata oggi da una società consumistica che crede solo nel denaro e nell'arricchimento facile.

Emanuela Muceli

Bel tema, cara Emanuela. Hai capito varie cose, ma mi soffermo su di una: è vero, la nostra è solo una parte della verità. Bisogna abituarsi a considerare questo, se si vuole capire. Impariamo ad analizzare le notizie diffuse dai giornali, dalla televisione, dalla radio. Chiediamoci sempre: "perché dicono così? A chi giova questa notizia ?" Non prendiamo mai nulla per oro colato, se no facciamo la fine delle pecore: con le patate. Sul fatto che "finalmente" le nostre voci vengono fuori, ti do ragione solo in parte. Siamo ormai da qualche anno che gridiamo, ma non credere che questo piaccia a molti; si tende ad ignorare la nostra voce.

 

" Sequestro "; è un vocabolo che è entrato ormai a far parte della storia della Sardegna, che ha caratterizzato e continua a caratterizzare la vita e lo sviluppo di quest'isola del mediterraneo. Il fenomeno del sequestro di persona affonda le sue radici nell'antichità, evolvendosi e modificando negli anni forme e comportamenti. L'unica cosa non modificata dai tempi rimane il suo scopo. Esso è fin dalle origini fatto principalmente per scopi economici, per avere, per mezzo di questo reato, un tornaconto esclusivamente personale di guadagno. Se l'obiettivo è comunque rimasto quello del guadagno, esso ha subito delle trasformazioni. Mentre prima ciò che spingeva i delinquenti a commettere i reati erano delle ragioni legate ad una mentalità arcaica e arretrata, stimolata ulteriormente dalle grandi crisi economiche, oggi è diventato un vero e proprio "business", una " industria del crimine ". Forse molti di noi non si rendono conto della gravità di questo fenomeno, tutti pensiamo che sia una cosa che non ci riguarda, fino a quando il problema bussa alla nostra porta. Non è, e non deve essere, così. L'attività svolta dalla "Anomina sequestri " sta decidendo il futuro della nostra terra, non permettendo lo sviluppo di determinati progetti essenziali perché avvenga nell'isola una svolta decisiva per la sua valorizzazione. Il problema non riguarda solo le vittime di questo reato, che ovviamente sono coloro che subiscono le maggiori ingiustizie e sofferenze da parte di persone che non hanno alcun diritto sulla loro libertà, ma è anche uno dei principali problemi della società. Come è emerso da una assemblea-dibattito avvenuta nella nostra scuola in presenza di imprenditori, di vittime di sequestri e del questore, i rapimenti di persona stanno chiaramente bloccando quelle attività in cui dovrebbe essere impiegata un' ingente quantità di denaro, bloccando analogamente tutti coloro a cui potrebbe interessare la possibilità di impegnarsi inprenditorialmentein in Sardegna. Non si può comunque tralasciare il carattere morale e umano di questi avvenimenti che segnano indubbiamente la vita delle persone a cui viene tolta la libertà. Sono poche le persone che si impegnano seriamente per la divulgazione del problema, alcuni sono riusciti a creare dei gruppi, lottando con le proprie mani per raggiungere l'obiettivo, tramite degli slogan e delle campagne di sensibilizzazione. Sinceramente non so a cosa possa essere servito, purtroppo noi viviamo in una società in cui comanda l'omertà, e spesso è molto difficile penetrare all'interno di questa mentalità "sigillata" .

Silvia Mereu

Cara Silvia, ti ringrazio di aver messo l' accento sul fatto che il sequestro di persona non interessa solo chi lo subisce direttamente, ma interessa tutti. C'è una cosa che non dobbiamo mai fare, se vogliamo andare avanti: non ci dobbiamo scoraggiare neanche davanti agli insuccessi. Dobbiamo tentare tutto per togliere questi benedetti "sigilli" a certa mentalità.

 

Le analisi degli studiosi e le indagini delle commissioni di inchiesta relative ai fenomeni di criminalità in Sardegna fanno emergere dei dati che ci fanno rendere conto come in questo ultimo secolo si sia sviluppato un " nuovo corso " della criminalità. Infatti il banditismo e la criminalità in genere hanno assunto nuove forme con nuovi protagonisti rispetto alle forme di criminalità dell'800. Non c'è più nè il bandito, né il latitante che, per vendetta o per rispetto di un codice tradizionale che non è stato mai iscritto ma che tutti conoscono, rapina e uccide, ma a questo si sostituisce una nuova forma di criminalità: il sequestro di persona . Questa " nuova forma di delinquenza ", era si presente in passato, ma in forma molto minore . Prima il sequestratore aveva un codice da rispettare: non sequestrare mai donne e bambini. Invece adesso è molto più presente, e certamente non guarda se il malcapitato è maschio o femmina, adulto o bambino. Inoltre non si può dare una spiegazione o una giustificazione a questo fenomeno; sicuramente non ci si può nascondere dietro l'alibi della povertà del mondo rurale. Dai dati emerge che la categoria maggiormente coinvolta nei sequestri e quella del pastore, ma ciò non toglie che sono coinvolti anche i i "criminali cittadini", spesso benestanti, mossi soprattutto dal desiderio di realizzare facili guadagni. Quindi il sequestro non può esser giustificato per le difficoltà economiche o per lo stentato sviluppo presente nell'isola. Tenendo conto dei rischi e dei tempi di esecuzione, non è che ci siano enormi guadagni, ma ciò nonostante rimane un finale deprimente: le persone vengono sequestrate e la maggior parte delle volte i rapitori rimangono impuniti. Ma quali sono le ragioni ? Molti attribuiscono questo alla cattiva amministrazione della giustizia, alle lunghe indagini a cui non si viene a capo, o forse il fatto che in qualche modo neanche la giustizia è aiutata a trovare i sequestratori ed i loro complici. Ricordiamo: ladro non è solo chi ruba ma anche chi tiene il sacco.

Angela Mereu.

Se dobbiamo dire la verità sul banditismo, in passato ( 1800, inizi del '900 ) la vita dei sardi, soprattutto nelle zone ad economia agro-pastorale, era terribile. Il sequestro ne era solo un aspetto. Una grossa piaga era il brigantaggio, con le rapine ai viaggiatori e le grassazioni ( sas Vardanas), ovvero l' assalto ai centri abitati per razziarli. Ciò giustificava delle campagne di repressione, da parte delle autorità, durissime. Si arrivava alla caccia al bandito come se fosse una caccia al cinghiale. Chi subiva tali reati non erano solo i ricchi; nelle "Vardane" le vittime erano spesso poveri allevatori o contadini.

 

Il sequestro di persona da anni rappresenta uno dei più grossi, forse il più grosso, neo della Sardegna, un isola che da un lato è in grado, grazie alle sue tradizioni ed alle sue bellezze paesaggistiche, di attrarre migliaia di visitatori ogni anno, dall'altro capace di attirare l'attenzione dei media su di sé, a causa di una barbarie come quella di sequestri. Contrariamente a quanto si poteva dire vent'anni fa, quando il fenomeno sequestri nasceva da una pericolosa situazione di allarme sociale, causata soprattutto dalla incontrollabile disoccupazione, oggi la Sardegna è cambiata: oggi ci troviamo di fronte a una Sardegna che vuole crescere e guardare il futuro, accompagnata da una minoranza di incivili che non vuole che le catene con il passato si spezzino. In un periodo dal passato non tanto remoto, nei tempi in cui la "primula rossa" Grazianeddu Mesina ed altri personaggi noti dal banditismo locale regnavano in Barbagia, il sequestro, sempre cosa deprecabile, si rifà però in un contesto diverso da quello che può essere la situazione odierna. La mancanza di lavoro, di denaro portava qualcuno giustificare tali gesti tramite i quali si poteva metri più facilmente i soldi in tasca e. Una miopia evidente, sostenuta dall'ignoranza diffusa, ha fatto sì che tante persone non si rendessero conto che il diffondersi di tali fenomeni rappresentava un ulteriore grave ostacolo per lo sviluppo non solo dell'isola, ma anche di quella stesse zone interne che ancora oggi sono penalizzate da certe mentalità. Il sequestro rappresenta una barbarie perché è una delle più inaccettabili forme di negazione della libertà dell'uomo, una soppressione di libertà ancor più grave di altre perché legata gioco sporco e ville del ricatto per denaro. Con il passare degli anni tante persone sono finite sotto le catene della cosiddetta " anonima sequestri ". Possiamo ricordare i casi più eclatanti: Farouk Kassam, giovanissimo figlio dell'imprenditore Fatè Kassam, rapito in Costa Smeralda a cui viene tagliato il lobo dell'orecchio durante la prigionia; Giuseppe Vinci, imprenditore di Macomer, rimasto tanti mesi in mano ai rapitori; Ferruccio Checchi, albergatore di Cala Gonone; Vanna Licheri, imprenditrice agricola di Abbassanta, uccisa durante la prigionia; Silvia Melis, giovane ragazza di Tortolì, figlia dell' ingegner Tito Melis, caso che è ha visto crearsi intorno a sé un intreccio misterioso e che, portando alla luce strani legami tra mala e istituzioni, ha portato al suicidio del giudice anti sequestri Luigi Lombardini. Tutte persone sottratte alla famiglia per lunghi periodi di tempo per ottenere in cambio denaro. Come confermano le supposizioni degli inquirenti, il sequestro oggi non è più quello di vent'anni fa. I soldi ottenuti col riscatto dei rapimenti vengono in grossa parte utilizzati per finanziare numerose altre attività, come il commercio di armi e di droga. Quindi il sospetto è che ci troviamo oggi di fronte ad una vera e propria organizzazione del crimine che con il passare del tempo si evolve e si adegua al cambiamento dei tempi, una moderna struttura criminale molto difficile da battere, in qualche modo paragonabile alla mafia siciliana. L'altro argomento che ha fatto e fa molto discutere è la legge del blocco di beni, una legge che ostacola le famiglie dei rapiti, perchè blocca il denaro da utilizzare per riscatto ritardando in questo modo anche il rilascio dell'ostaggio. Tante polemiche sono sorte tra questo contrasto in atto tra due diversi obiettivi: quello della famiglia, ossia la liberazione dell'ostaggio, è quello delle forze dell'ordine, che è doppio: il rilascio dell' ostaggio ma anche la cattura dei rapitori. È auspicabile comunque, per salvaguardare la vita umana, una maggiore flessibilità del blocco di beni. La Sardegna che ha voglia di crescere, di fare, ha l' obbligo di stare in guardia e di contribuire con le forze dell'ordine alla lotta ai sequestratori ed all' omertà che accompagna simili atrocità. Diciamo basta alla barbarie; è inammissibile che, mentre la Sardegna con Tiscali, e quindi tramite il grande strumento che Internet, apre le sue porte al mondo, una grotta si chiuda dinnanzi a una vita umana.

Francesco Maoddi

Non penso che, anche 20 anni fa, il movente principale dei sequestri fosse la disoccupazione o la povertà; tali situazioni possono tutt'al più favorire un reclutamento della manovalanza. Ricordiamo che anche 'Grazianeddu' non diventò bandito perché disoccupato, ma perché cercò vendetta. Ecco forse dove stà la radice di tanti mali come il sequestro di persona: il clima di violenza che avvolge, purtroppo tutt'ora, l' esistenza di interi gruppi familiari. Date retta ad uno che con tali individui ha vissuto per mesi. Ne ho discusso con loro.

 




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Riaprire gli occhi dopo l’orrore
3 maggio 2006

Tratto dalla pubblicazione Movida del 28 aprile 2006
Un urlo al cielo, l’impotenza davanti a tanta crudeltà e la voglia di farsi giustizia subito, senza appello e senza chiedere il perché… Ma dopo quei momenti bui, interminabili, bisogna aprire gli occhi e cercare di ragionare, cercare di essere nuovamente esseri umani dotati della capacità di ragionare dopo quel leggero sconfinamento nel mondo bestiale e istintivo. Certo che stride troppo il messaggio dato dall’emotività, quello di prendere in considerazione la pena capitale o addirittura il linciaggio con quello che viene dopo un ragionamento e una riflessione sulla sacralità della vita, il perdono…Farebbe comodo in certi momenti non essere cristiani, non avere nessun principio da rispettare ed allora risolvere con una condanna a morte tutti i dubbi e i dolori nati da questa tragica storia. Ma così non può essere, non deve essere, una barbarie di questo genere non può certo essere seguita da condoni e sconti di pena, non dovranno esistere sconti! La fermezza e la certezza di una pena non riporteranno indietro il piccolo Tommy e non credo redimeranno Alessi e compagni; servirà sicuramente a togliere dalla vita sociale dei soggetti che non hanno nessun diritto di restarci in quanto criminali recidivi e traditori di loro stessi e delle persone che frequentavano. Per i bambini le storie brutte, quelle che fanno paura, dove ci sono i cattivi, le streghe e dove il male cerca di fare il suo dovere si risolvono con una corsa nel lettone di papà e mamma, con l’arrivo dei buoni, dei forti, dei giusti. Quelli siamo noi adulti che portiamo una luce, una speranza nel terrore di un brutto sogno. Questo avrei voluto in quella tragica sera, dove gli orchi cattivi hanno portato via Tommy, ma così non è stato ed ora dobbiamo aprire gli occhi dopo questo orrore e fare il modo che non succeda più!
                                                                                                                   Stefano Mereu




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Se anche il fondatore di Greenpeace dice che fu un errore dire no al nucleare….
21 aprile 2006

Patrick Moore è stato negli anni ‘70 uno dei fondatori di Greenpeace. La sua convinzione principale era che l’energia nucleare fosse sinonimo di olocausto nucleare. Recentemente in una intervista  ha cambiato il suo punto di vista ritenendo che l’energia nucleare sia oggi l’unica fonte energetica in grado di salvare il nostro pianeta dal disastro. Finalmente, un ambientalista convinto che cerca di ragionare sulla situazione del nostro ecosistema ammettendo anche degli errori di valutazione! L’argomento è di attualità visto l’ormai irrefrenabile aumento del prezzo del petrolio e le “incomprensioni” dell’ONU con l’Iran, uno dei maggiori produttori di greggio. Altrettanto di attualità è il problema del nucleare con il triste anniversario del disastro di Chernobyl. Disastro avvenuto per pura negligenza e a seguito di uno strano esperimento finito male. Ma siamo veramente sicuri di voler rinunciare al nucleare che precipitosamente e sull’onda della paura abbiamo bocciato in un referendum anni fa? Veramente siamo convinti che il petrolio sia l’unica soluzione? Che il carbone non inquini?
Stefano




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